Il fondo patrimoniale è un istituto giuridico utilizzato da parte dei coniugi per sopperire ai bisogni della famiglia; la funzione del fondo patrimoniale è quella di destinare determinati beni – immobili, mobili registrati, titoli di credito – al soddisfacimento dei bisogni della famiglia, così come individuata nel nostro Codice Civile (per la “famiglia di fatto” v. art. 2645ter c.c. che consente di costituire qualcosa di simile al fondo patrimoniale tra conviventi).

Per “bisogni della famiglia” si intendono non solo le esigenze ordinarie (es. la casa di abitazione) ma anche quelle che riguardano l’intero gruppo familiare (es. mantenimento dei figli, istruzione, spese per migliorare i beni della famiglia). Il fondo patrimoniale si può considerare – pertanto – un “patrimonio di destinazione” per far fronte ai bisogni della famiglia, un “patrimonio separato” con un vincolo di indisponibilità, come vedremo meglio più avanti.

Il fondo può essere costituito per contratto o per testamento (art. 167 c.c.); nel caso di contratto (con atto notarile e presenza di due testimoni), il fondo si configura come una convenzione matrimoniale (sulla scia della comunione legale, comunione convenzionale, separazione dei beni ed è un atto a titolo gratuito perché non esiste corrispettivo) avente ad oggetto beni di cui i coniugi siano titolari (insieme o separatamente); può essere costituito da un terzo, anche per testamento (art. 167 c.c.) oltre che per contratto (v. più avanti).

Non possono costituire oggetto di fondo patrimoniale le aziende – intese nella loro unitarietà – mentre lo possono essere singoli beni aziendali, così come i diritti di credito incorporati in un titolo nominativo; inoltre – secondo la tesi oggi dominante – possono formare oggetto di fondo patrimoniale le quote sociali (anche di s.r.l.) e le azioni, entrambi come beni mobili iscritti in pubblici registri (art. 167 c.1 c.c.). Per i diritti reali diversi dalla proprietà: v. più avanti.

Si discute sulla possibilità di costituire oggetto del fondo patrimoniale beni futuri: data la similitudine con la donazione (atto a titolo gratuito) per la quale non è possibile avere ad oggetto beni futuri (art. 771 c.c.), anche per il fondo patrimoniale è da escludere l’ipotesi di beni futuri costituiti come oggetto dello stesso.

Importante sottolineare le formalità conseguenti ed obbligatorie per il fondo patrimoniale e le convenzioni matrimoniali in genere: ex art. 162 e 163 c.c. le convenzioni matrimoniali e le loro modifiche non possono essere opposte ai terzi se non risultano annotate a margine dell’atto di matrimonio dei coniugi; se il fondo patrimoniale ha per oggetto beni immobili, deve essere trascritto – ai sensi dell’art. 2647 c.c.- anche alla Conservatoria dei Registri Immobiliari che ha -però- solo la funzione di pubblicità-notizia; quindi – si sottolinea – per l’opponibilità del fondo patrimoniale ai terzi è assolutamente prevalente l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio. Come sopra accennato, il fondo patrimoniale può essere costituito anche da un terzo: se per atto tra vivi (contratto) si tratterà di un negozio giuridico trilaterale (il terzo e i coniugi che accettano).

Il Consiglio Nazionale del Notariato ammette che anche il figlio possa costituire un fondo patrimoniale (ipotesi suggestiva ma rara!).

Se il fondo patrimoniale è costituito da un terzo per testamento, i beni vengono “attribuiti” (conferiti) a titolo di legato, perché -ex art. 167 c.c.- si parla di “determinati beni” e non è -pertanto- possibile conferire una “universitas” come l’eredità.

Ai sensi dell’art. 168 c.c., “salvo che sia diversamente stabilito nell’atto di costituzione”, è possibile che il costituente attribuisca la proprietà dei beni ad uno solo dei coniugi, ad un terzo o riservarla per sé; l’ipotesi più frequente è comunque la contitolarità dei beni costituiti dai coniugi in fondo patrimoniale. Occorre precisare che il vincolo del fondo non è apponibile ai beni necessari a formare la quota di legittima dei legittimari (futuri eredi: art. 549 c.c.).

Tornando alla natura del “legato” in caso di costituzione da parte di un terzo per testamento, il legato stesso può essere “ad effetti reali” perché comporta la diretta costituzione del vincolo sui beni conferiti; può essere un “legato di contratto” con cui si obbliga un soggetto a perfezionare un fondo patrimoniale a favore della famiglia propria o altrui, sempre salva – comunque- la volontà di entrambi i coniugi ad accettare la costituzione del fondo patrimoniale da parte del terzo. Quando il Codice Civile parla di “un terzo per testamento” si deve intendere sia per testamento pubblico (atto notarile), sia quello olografo e segreto. È possibile apporre al testamento costitutivo del fondo patrimoniale condizioni (ovviamente lecite e possibili) ma non un termine.

Tornando per un attimo all’oggetto del fondo, la dottrina e parte della giurisprudenza ritengono che anche l’usufrutto possa costituire oggetto del fondo stesso (tenendo ovviamente conto della natura specifica e delle peculiarità di tale diritto reale limitato); anche la nuda proprietà può essere oggetto, così come il diritto di superficie, mentre non è possibile per i diritti di uso e abitazione, stante il carattere personale degli stessi, mentre è possibile (ipotesi diversa) che i coniugi costituiscano per la prima volta un diritto di uso o abitazione gravati dal vincolo del fondo patrimoniale. La schiavitù non può essere oggetto di fondo patrimoniale. Al contrario, le accessioni di un immobile oggetto di fondo patrimoniale entrano a far parte del fondo stesso.

Nel caso in cui il costituente il fondo si riservi la proprietà dei beni, si ritiene che ai coniugi spetti solo un “diritto di godimento” e – quindi- le norme concernenti l’amministrazione e la disposizione dei beni andranno riferite al solo diritto di godimento; andrebbe comunque esclusa la possibilità di alienare il diritto di godimento, in conformità all’art. 326 c.c. in tema di usufrutto legale.