La successione inizia nel momento e nel luogo della morte di una persona; tutti i rapporti giuridici patrimoniali – attivi e passivi – si trasferiscono ai suoi eredi. Gli eredi del defunto possono essere individuati per legge o per testamento.

Se il defunto lascia beni di varia natura, mobili e immobili, questi vanno indicati nella denuncia di successione – da presentare entro un anno dalla morte – salvi rari casi espressamente previsti dalla legge. La fase della successione normalmente si chiude con la divisione dei beni tra tutti gli eredi per legge o per testamento. Normalmente, per la compilazione della denuncia di successione ci si avvale dell’opera di un professionista (avvocati, notai, commercialisti, ecc.) con un espresso incarico. Negli stampati dell’Agenzia delle Entrate sono individuati i vari dati e allegati necessari per una corretta denuncia di successione. N.B. la presentazione della denuncia di successione da parte degli eredi o legatari ha solo fini fiscali (per pagare la relativa imposta) ma non comporta accettazione di eredità. La denuncia di successione è documento necessario per definire rapporti con banche, istituti, enti vari, ecc.

Oltre alla morte “reale”, c’è anche la “morte presunta” che si verifica quando non si hanno più notizie di una persona: gli effetti sono quelli di una morte “reale” ma possono anche cessare qualora il “morto presunto” ricompaia.

Gli aventi diritto all’eredità si distinguono in eredi (legittimi o testamentari) e legatari.

La successione legittima si ha quando non esiste un testamento e la legge disciplina direttamente gli aventi diritto (coniuge, figli anche concepiti, genitori e parenti fino al sesto grado). Nel Codice Civile sono previsti i casi di concorso tra parenti (fratelli, sorelle, zii, nipoti, cugini); nella successione legittima non ereditano mai suoceri, cognati, generi e nuore. In caso di divorzio, il coniuge divorziato perde ogni diritto alla successione. Un istituto particolare, la rappresentazione, consente che se un erede (Tizio) muore durante la fase della successione del defunto Caio, in forza di questo istituto subentrano nell’eredità di Caio i discendenti di Tizio.

Successione testamentaria: con il testamento una persona può disporre dei propri beni con effetto dopo la propria morte: il testamento olografo è quello iscritto interamente di pugno dal testatore con data e firma, il testamento pubblico è quello redatto dal notaio. Il contenuto del testamento olografo può essere revocato: questo significa che chi fa testamento, finché è in vita – ovviamente- può cambiare idea e modificare il precedente facendone uno nuovo con un contenuto diverso: se non vuole più lasciare una cosa cara a Tizio ma vuole lasciarla a Caio, redige un nuovo testamento dove dichiara esplicitamente e chiaramente a chi lascia quella certa cosa, diversamente da quello che aveva già scritto; si sottolinea, sempre scritto solo di proprio pugno, con data e firma.

Si precisa che tra più testamenti, vale sempre quello scritto per ultimo. Tutti possono fare testamento, ad eccezione dei minorenni, degli interdetti per infermità di mente e di chi è incapace di intendere e di volere al momento della redazione del testamento. La legge aiuta chi, in certi casi, non è in grado di scrivere un testamento perché analfabeta, per mancanza di arti, perché incidentato, ecc.: in questi casi è possibile ricorrere al notaio che riceverà le vostre volontà che voi gli comunicate; ci sono da rispettare certe formalità previste nel Codice Civile (per es. presenza di testimoni): in questo caso si parla di “testamento pubblico” perché redatto dal notaio ma contenente le volontà che il testatore dichiara al notaio.

Il contenuto del testamento (olografo pubblico) può prevedere anche condizioni dettate dal testatore ma sempre nei limiti fissati dalla legge. Il testamento olografo deve essere scritto come foglio a sé, senza aggiunte apportate da altri e -come si è detto- datato e firmato di pugno dal testatore. Anche il testamento pubblico (redatto dal notaio) è firmato dal testatore, dai testimoni e dal notaio; se il testatore non può firmare per una causa qualsiasi, il notaio lo dichiara in atti. Il testamento olografo, per avere efficacia, deve essere presentato ad un notaio per essere pubblicato dopo la morte del testatore, quindi chiunque possiede un testamento olografo – per renderlo efficace- deve spedirlo ad un notaio che lo renderà pubblico nelle forme previste dalla legge.

Normalmente, nel testamento si nomina un erede ma possono anche essere nominati i “legatari” cioè persone a cui vengono lasciati determinati beni ma non sono eredi e non rispondono dei debiti ereditari (ma solo entro il valore di quanto ricevuto). Non è necessario atto di accettazione del legato (mentre nel caso di nomina di erede è necessaria l’accettazione): l’acquisto del legato è automatico ma il soggetto legatario, se non vuole, può rinunciare al legato.

Con il testamento, il testatore dispone del suo patrimonio ma la legge pone alcuni limiti alla libera disponibilità: una quota del patrimonio per legge deve essere riservata ai c.d. “legittimari” cioè figli e coniuge: è la “quota di legittima”. Ciò significa che una quota deve comunque essere riservata a certi soggetti, anche se il testatore non vuole, quindi per evitare contenziosi futuri è meglio adeguarsi a quello che dice la legge; di conseguenza, nel nostro ordinamento la “diseredazione” non esiste. L’ammontare della quota di legittima varia a seconda di quanti sono i legittimari, come scritto chiaramente nel Codice Civile. Da non confondere i legittimari con i legittimati: i legittimari (coniuge, figli, genitori) sono sempre anche eredi legittimi (ereditano per legge anche in assenza di testamento) ma non tutti gli eredi legittimi sono legittimari (fratelli, nonni, bisnonni, zii, nipoti, cugini, procugini). Se nel testamento dovesse essere alterata la quota riservata ai legittimari, il testamento è valido ma gli eredi possono impugnare il testamento, oppure concordare di rispettarlo anche in presenza di quote diverse da quello previste per legge.

Una volta risolte le contestazioni, si procederà alla fase finale che è quella della divisione dei beni ereditari. L’eredità si acquista con l’accettazione che ha effetto retroattivo perché – se avviene – ha effetto dal momento dell’apertura della successione, cioè dalla morte; finché non c’è l’accettazione, non si può parlare di “erede” ma solo di “chiamato” all’eredità il quale, è bene precisare, può dichiarare di accettare l’eredità oppure di rinunciarvi.

L’accettazione può essere espressa o tacita: il Codice Civile disciplina i casi in cui si può parlare di accettazione espressa o tacita; gli effetti comunque sono gli stessi. Esiste una figura particolare di accettazione di eredità: quella con il “beneficio di inventario”, che è obbligatoria nel caso in cui il chiamato sia minorenne o interdetto, nel caso di inabilitati e persone giuridiche.

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive dopo 10 anni dalla morte del testatore: se il chiamato non accetta o rinuncia entro questo termine, perde il diritto di accettare. Normalmente, l’accettazione di eredità non è revocabile, cioè una volta accettata si diventa “erede”. È possibile rinunciare all’eredità ma, a differenza, dell’accettazione, la rinuncia può essere revocata entro determinati limiti, per cui chi ha rinunciato può anche revocare la rinuncia e dichiarare di voler accettare l’eredità; la rinuncia ha efficacia retroattiva, cioè è come se non fosse mai stata dichiarata; pertanto, in luogo del rinunciante, subentrano nei suoi diritti gli altri “chiamati all’eredità”.

Nota del redattore: si consiglia – prima di redigere un testamento- di rivolgersi al notaio ed esprimergli le proprie volontà, dubbi, quesiti, pensieri, ecc.